Processo Creativo

Dipingere è per me l’opportunità di familiarizzare con un particolare stato di coscienza che subentra nel momento in cui la mente rinuncia al controllo.
I miei lavori non sorgono dalla volontà di imporre al campo ospitale della tela bianca un soggetto predeterminato, quanto da un’azione “indiretta”, ovvero dalla deliberata subordinazione al processo creativo in sé, il quale, in una perfetta condizione di resa interiore, mi si presenta come una spinta, una volontà a sé stante, una “terza persona” che dirige l’ordine degli eventi.
In questo tipo di relazione l’artista è subordinato al processo; la mente resta cosciente, mentre il corpo sembra assumere il ruolo di strumento o canale, attraverso cui quella volontà invisibile che io chiamo “il processo” precipita nella materia depositando la sua impronta sulla tela.
L’immagine finale non è dunque “lo scopo”, quanto la testimonianza di questo passaggio, di un trasferimento di informazioni dal piano invisibile al visibile.

Nelle prime fasi del lavoro applico e rimuovo liberamente la materia fluida con stracci o pennelli improvvisati. Davanti all’apparente “caos” di segni che questo approccio determina, da un primo eventuale istinto di resistenza, la mente scivola presto nella resa; in quel “vuoto” il soggetto prende forma.

Da quel momento l’artista misura la sua sensibilità ed abilità tecnica nel definire, mettere a fuoco, quel “qualcosa” che gli si è già offerto spontaneamente.

Le mie opere non hanno titolo, a lavoro ultimato non sento il bisogno di formularne una possibile interpretazione. Mi limito a catalogarle numericamente in ordine cronologico per avere una traccia del percorso e per poter contestualizzare, nel tempo,  l’evoluzione del linguaggio e della relazione con il processo.